Giornalista Pubblicista Freelance e Scrittrice

Camillo Smacchia a capo delle attività del Serd di Verona

Il Servizio dipendenze di Verona ha un nuovo direttore.

Sarà, infatti, il dottor Camillo Smacchia, già responsabile del Serd di Villafranca dal 2008, a ricoprire l’incarico assegnatogli dal direttore generale dell’Ulss 20, Giuseppina Bonavina, ed a sostituire sul campo Giovanni Serpelloni, suo storico predecessore nella sede scaligera.

Un incarico di prestigio senz’altro ma anche un onere gravoso, che impegnerà il medico a trecentosessanta gradi nella riorganizzazione delle attività del Servizio di via Germania.

Senza alcun dubbio una scelta oculata da parte della dirigenza dell’Ulss 20, che evidentemente  ha riconosciuto in Camillo Smacchia non solo la capacità professionale ma anche le doti umane ed i valori morali necessari per un incarico tanto di prestigio quanto delicato.

E ne sono una testimonianza soprattutto le esperienze all’estero in terra di Missione grazie  alle quali il dottor Smacchia ha arricchito il proprio bagaglio professionale oltreché personale. A questo proposito particolarmente significativo si è rivelato il suo incarico in Kosovo, dove ha diretto per quasi due anni e riqualificato  un ospedale nella città di Pec, su indicazione di un progetto della Regione Veneto, all’interno degli accordi per la cooperazione internazionale, tanto da guadagnarsi al rientro in Italia il suo primo incarico come direttore al Serd di Villafranca.

Ma altrettanto importanti per la formazione di questo professionista della Sanità, sempre presente per le necessità dei suoi pazienti e per quelli della comunità di San Patrignano, dove svolge la sua attività come volontario dall’inizio della sua carriera, sono stati gli ultimi quindici anni, da quando periodicamente presta la propria opera insieme con il dottor Mario Marsiaj  ed altri medici volontari presso il piccolo ospedale di Angal, in Uganda.

Senz’altro questo nuovo incarico per Camillo Smacchia è un ulteriore stimolo professionale. Forse non solamente questo.

Ce lo racconta lui stesso.

«Circa una ventina di giorni fa – inizia a spiegare lo specialista – la direttrice generale dell’Ulss 20, Giuseppina Bonavina, mi ha personalmente telefonato, chiedendo la mia disponibilità ad assumere l’incarico di nuovo coordinatore di tutte le attività del Serd di Verona. A suo parere, dopo avere raccolto informazioni ed essersi documentata in merito, ha considerato il mio profilo professionale come il più idoneo per ricoprire questo particolare ed impegnativo ruolo lavorativo-dirigenziale».

– Questo è ciò che la direzione generale dell’Ulss 20 si aspetta dal dottor Camillo Smacchia. Piuttosto, in cosa pensa che questo ultimo incarico possa arricchire maggiormente il suo curriculum professionale rispetto allo stesso ruolo che rivestiva fino a qualche giorno fa presso il Servizio di Villafranca?

«Penso che il mio arricchimento consisterà nel dilatare un’esperienza lavorativa molto simile in termini qualitativi quale era l’occuparsi a tempo pieno delle attività di prevenzione, diagnosi e trattamento dei pazienti del Serd di Villafranca, che adesso vedo moltiplicarsi numericamente, poiché la popolazione con problemi di dipendenza che afferisce al Serd della nostra città supera di gran lunga quella presente nei singoli centri della provincia. La qualità degli interventi può considerarsi sovrapponibile ma le risorse da mettere in gioco devono ora obbligatoriamente essere maggiori e più articolate».

– Crede che la situazione lasciata dalla precedente gestione potrà crearle qualche problema nella riorganizzazione del lavoro e dell’amministrazione vera e propria del Servizio in questione?

«Non credo. L’accorpamento dei due precedenti Servizi (Serd 1 e Serd 2) rende più omogenea l’offerta di cura del Servizio dipendenze dell’Ulss 20. Sarà importante dare delle priorità che dovranno necessariamente essere condivise da tutti i collaboratori dei nostri complessi Servizi con lo scopo poi di remare tutti quanti nella stessa direzione. Ed inoltre aprirsi, dare e ricevere informazioni e scambiare esperienze con tutte le realtà assistenziali simili alla nostra, presenti ed operanti sul territorio di Verona e della provincia».

– Cosa si aspetta dai suoi nuovi collaboratori e cosa garantisce a ciascuno di essi per la buona riuscita dei progetti che vi vedranno impegnati insieme?

«Mi aspetto quello che la parola stessa dice: collaborazione ed un rinnovato entusiasmo; io, da parte mia, garantisco il mio. Sono venuto per questo, altrimenti rimanevo dove ero, che stavo bene e lavoravo con passione. Le sfide però sono eccitanti, una specie di droga…».

– Un’ultima domanda… Tornerà presto ad Angal dai suoi ammalati e dai suoi ragazzi?

«Se non prestissimo dato il nuovo impegno, che non sarà di facile e subitanea realizzazione, non intendo proprio abbandonare le buone abitudini, gli amici più cari, le persone più semplici».

Giovanna Benini